Ultime notizie

Dal Messaggero Veneto di lunedì 25 agosto 2008

Cane chiuso in un sacco e gettato via trovato ieri dalla polizia municipale

Un cagnolone meticcio chiuso dentro un sacco di plastica per i rifiuti e gettato tra i cespugli, lontano dalla strada. Unico "riguardo", una coperta infilata nella trappola mortale. A scoprire questa crudeltà è stata, ieri pomeriggio a Pordenone, la polizia municipale, dopo che una persona li ha chiamati avendo udito guaiti strazianti provenire da un fossato a ridosso della scalo ferroviario dell'interporto. Intappolato da giri e giri di spago in un sacco nero, con solo una piccola parte di muso che usciva, c'era un cane ormai ridotto allo stremo dalla disidratazione. La bestiola, che si presume fosse lì da più giorni, è stata affidata alle cure della dottoressa Cautero, veterinario dell'Ass in turno di reperibilità. Non si sa ancora se il cane si salverà, ma di certo sappiamo cosa vorremmo augurare a chi ha compiuto un atto simile. La polizia municipale, dal canto suo, ha avviato accertamenti e sporgerà denuncia.

Ma. Bos.



Dal Gazzettino di sabato 23 agosto 2008

Dopo la morte del cane trovato dalla polizia municipale al centro intermodale chiuso in un sacco. "Violenza su una bestiola innocente"

Animali maltrattati, la Lav sollecita le denunce

Nel Comune che ha votato il regolamento per la cura degli animali l'associazione LAV - Lega Anti Vivisezione, lancia l'allarme contro i sempre troppo frequenti fenomeni di maltrattamento di animali. «Sempre più spesso - ha dichiarato Guido Iemmi, responsabile pordenonese della Lav - la stampa dà risalto a casi come quello del cagnolino trovato dentro un sacco alla periferia della città. L'attenzione dei media è un chiaro segnale che la sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali è notevolmente aumentata, come dimostrato anche dal numero crescente di denunce che fa seguito agli episodi di maltrattamento».
L'azione compiuta nei confronti del cane trovato chiuso nel sacco è un episodio di violenza su un innocente animale domestica. Insiste Iemmi: «Una simile barbarie non può rimanere impunita. Si invita pertanto chiunque sia a conoscenza di episodi similari a denunciarli prontamente alla Lav affinché venga immediatamente predisposta una denuncia agli organi competenti. Il nostro recapito telefonico per le segnalazioni è 320.4795023 o lav .pordenone@infolav .org. L'unicità del fatto non dev'essere sottovalutata; deve invece indurre a tenere sempre alta la difesa del benessere degli animali nella collettività. L'azione intrapresa dal Comune di Pordenone, va nel verso giusto. Deve incrementare investendo ulteriormente nelle iniziative già intraprese e in nuove quali, la normativa di protezione animale; il censimento canino e felino; il progetto delle adozioni dei cani abbandonati».
Il cane era stato ritrovato dalla Polizia Municipale nella zona del centro intermodale. Un fatto che è stato duramente commentato anche da Nicola Conficoni, consigliere comunale di Pordenone: «Il gesto tanto bestiale quanto sconsiderato di quel criminale che ha abbandonato il cane chiuso in un sacco, ci ha ricordato come l'uomo è capace di enormi crudeltà. La scimmia dello zoo di Monaco che, non volendo arrendersi a una triste e avversa realtà, per alcuni giorni ha cullato, coccolato e chiamato il suo piccolo morto poco dopo essere nato, ha invece dimostrato amore materno e confermato come gli animali sono dotati di grande sensibilità».
Per questo Conficoni ricorda come gli animali «al pari di noi, provano sensazioni e emozioni» per cui «queste creature non vanno considerate degli oggetti da usare e gettare via, ma devono essere rispettate e trattate con umanità».
Per aiutare le persone a godere della loro compagnia in modo pieno e responsabile, il Comune di Pordenone si è dotato di un avanzato e apprezzato regolamento e ha fissato regole di tutela e comportamentali. Il documento si pone l'obiettivo di migliorare la convivenza anche favorendo la conoscenza delle esigenze degli animali e delle incombenze che il loro possesso porta con sè ed è figlio della convinzione secondo cui tenere un animale fa sorgere degli obblighi non solo verso gli altri esseri umani, ma anche nei confronti dell'animale stesso. Un'impostazione condivisa da gran parte della popolazione.
Conclude Conficoni: «Quanto si è appena verificato evidenzia tuttavia l'opportunità di continuare a promuovere la diffusione di una cultura zoofila e di intensificare la battaglia di civiltà contro la piaga degli abbandoni e dei maltrattamenti».



Dal Messaggero Veneto di lunedì 18 agosto 2008

Provate a stare in gabbia senza muovervi

La protesta degli aderenti alla Lav di Pordenone, Udine, Venezia, Padova e Vicenza, si è potuta toccare con mano: non sono certo passati inosservati gli uomini e le donne che, rinchiusi in gabbie per uccelli, potevano solo muovere le gambe e camminare, «come gli uccelli in mostra». Muniti di un becco di carta, che hanno indossato mentre agitavano i loro cartelloni. Uno recitava “Mettiamo in gabbia chi uccide gli animali”. La “campagna di sensibilizzazione” della Lav non riguardava però solo le specie di uccelli ospitate alla 735ª Sagra degli Osei. Gli attivisti hanno messo in guardia i visitatori dall’abbandono di tutti gli animali. Scelte dalla Lav due “location”: la centralissima piazza del Popolo, dove alcuni sono arrivati pagando il biglietto, e viale Zancanaro, in prossimità delle transenne della zona a pagamento. A Claudio Micheletto, attivista della Lav, è stato chiesto come ci si sente in gabbia: «Non riesco a muovere le mani – ha spiegato – e la gabbia che “indossiamo” ci fa provare esattamente quello che provano gli uccelli e gli altri animali. Da parte dei visitatori ho notato un misto di ilarità e comprensione. Se io non riesco a muovere le mani, figurarsi se gli uccelli possono agitare le ali».In piazza del Popolo, sotto gli occhi vigili di Polizia e agenti della Municipale, è stato distribuito un volantino dai contenuti molto forti, un manifesto equiparava pedofili a cacciatori, rimosso dopo forti proteste dei visitatori, e dal quale hanno preso le distanze i soci della Lav. In altri la Sagra veniva definita «della tortura» e invitava la gente a “disertare”. «Un pappagallo in gabbia – ha spiegato Annamaria Lelli – non ha commesso alcun reato. Non si può togliere la libertà a un essere vivente».Di fronte alla media Balliana gli attivisti della provincia di Udine, a pochi passi dal varco d’ingresso, dove gli addetti alla cassa storcevano il naso per questa “provocazione”. Un cartellone sanciva: «Gli alunni della quinta Manzoni di Cividale insieme con la Lav».«Dietro questo mercato – ha spiegato Guido Iemmi, della Lav di Pordenone – c’è un grande business, ufficiale e sommerso. Ovvero di quegli “allevatori” che tengono gli uccelli nelle cantine, nei depositi, nei garage, negli ambienti insalubri e poi li vendono anche a 50 euro l’uno». La Lav, inoltre, segnala «un notevole calo di presenze alla manifestazione», nonostante l’organizzazione della kermesse confermi che i paganti sono stati oltre 24 mila e probabilmente altre migliaia quelli che hanno varcato la soglia di Sacile dopo mezzogiorno e la sera della “notte bianca”, sabato, quando sono stati sparati anche i fuochi d’artificio.Nel corso della manifestazione (dov’era presente anche un sit in del Partito pensionati) il Corpo della Forestale ha messo in atto controlli tra gli allevatori che non hanno riscontrato irregolarità.Rosario Padovano



Comunicato Stampa del 17 agosto 2008

Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere nelle ore di meditazione osservando gli animali, e sull'altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo.
Konrad Lorenz


La LAV di Pordenone, con l'intento di avvicinare gli alunni della Scuola primaria alla natura ed in particolare agli animali che la popolano, per conoscerli e rispettarli, ha in atto con tale scuola il progetto " Conoscere il mondo degli uccelli, imparando anche il rispetto della loro libertà ", che nasce dalla necessità di offrire nuove opportunità, risorse e strumenti agli alunni per conoscere l'ambiente naturale che li circonda.

Questo, nel pensare comune, è un modo per fare didattica e cultura, per sensibilizzare e formare il cittadino di domani: un "umano" civile ed equilibrato.

Il giovanissimo cittadino che visita una mostra, come la rinomata "Sagra dei Osei", nella quale si vuole a tutti i costi far passare e tramandare il messaggio, che la natura è in gabbia domata e a completa disposizione dell'uomo apprende sì cultura, ma solo quella della sopraffazione e violenza fine a se stessa.

Sagra dei Osei

Sagra della tortura

Domenica attivisti della LAV del Triveneto e persone amanti della libertà della natura si ritroveranno, in tale sagra, a manifestare pacificamente il proprio dissenso.
"Solamente immergendosi nell'ambiente naturale l'uomo può capire la meraviglia del volo di un uccello libero - dichiara Guido Iemmi responsabile della LAV di Pordenone - le sagre dei osei, come quella di Sacile, sono portatrici di un concetto diseducativo e distorto di amore per gli animali e la natura, che li riduce ad oggetti a disposizione solamente degli interessi economici".
L'appello ad amare in altro modo la natura sarà rivolto a chi, frequenta le fiere ornitologiche, invitandolo ad andare invece dove la natura celebra i suoi veri riti.
L'iniziativa LAV, sarà attivata in piazza del Popolo, dalle ore 9,00 alle 13,00; è previsto un sit in con volantinaggio; gli attivisti saranno riconoscibili perché indosseranno gabbie, t-shirt tematiche, becchi colorati ecc.
Al mercato ornitologico ufficiale conferiscono il "prodotto" uccello, aziende di allevamento e amatori provvisti di registro di carico e scarico, iscritti al FOI. Quindi, le mostre ornitologiche come la Sagra dei Osei, sono la vetrina e l'esibizione della loro "produzione".
E' intuitivo supporre che, oltre al mercato ufficiale, ci sia anche quello ufficioso; cioè quello dei cosiddetti amatori "fai da te" che ufficialmente "non esistono", ma che operano nell'ombra e..in nero, allevando uccelli anche vietati e spesso in condizioni sanitarie a dir poco precarie.
Uccelli catturati sul territorio con l'aucupio, rinchiusi a vita in gabbiette che ne impediscono il movimento, inanellati come gli uccelli "ufficiali" ma con anellini falsi.
Questo mercato sommerso è fonte incontrollata di sofferenza animale ma, per chi lo pratica, un notevole arrotondamento per parecchie migliaia di euro all'attività principale. Si consideri che un uccellino può arrivare a 50 euro di valore; ci sono "fai da te" che allevano anche 1000 uccelli, il conto è presto fatto!
Se poi si considera che sul territorio provinciale, ci sono all'incirca un centinaio di abusivi,
si comprende il business che ruota intorno al settore.
La LAV di Pordenone, ha avviato una ricerca territoriale per identificare e denunciare gli eventuali maltrattamenti animali, l'abusivismo e l'evasione fiscale.

RESPONSABILE TERRITORIALE
Guido Iemmi



Dal Gazzettino di venerdì 15 agosto 2008

Due cani chiusi nello scantinato salvati dai vigili urbani

Abbandonate la città, non gli animali: è l'appello lanciato dalla Lav con la campagna nazionale 2008 contro l'abbandono degli animali. Un messaggio che purtroppo nel Friuli occidentale non è stato ascoltato. «Eravamo in angosciata attesa che anche questo agosto si verificasse sul territorio il primo evento cruento nei confronti degli animali: purtroppo i timori sono divenuti realtà» ha spiegato il delegato provinciale della Lav, Guido Iemmi. A Montereale, in una casa di via Diaz, si è verificato un grave fatto di cattiva custodia di animali. Iemmi racconta che da alcuni giorni chi transitava davanti a quell'abitazione udiva un abbaiare e latrare continuo provenire dallo scantinato.
"Il buon senso di qualcuno ha prevalso sull'indifferenza dei più spiega il delegato Lav e ci è giunta la segnalazione che ha consentito di porre fine a tanta sofferenza". Immediatamente è stata allertata la Polizia Municipale e l'Ass di Maniago che, recatisi sul posto, e constatata l'assenza del locatario, sono entrati nello scantinato.
"Aperto un portoncino, che dava in una stanza angusta e priva di finestre" precisa Iemmi "sono stati investiti dall'uscita dei due cani. Uno è stato bloccato, mentre l'altro, di taglia media e pelo fulvo semi lungo, ha attraversato il giardino e una volta infilatosi in un pertugio della rete, è scappato e tuttora lo stiamo cercando."
"I vigili e la veterinaria si sono trovati davanti ad un pavimento coperto da letame denuncia la LAV - Agli inquirenti spetterà accertare per quanto tempo gli animali sono rimasti incustoditi, se avevano a disposizione acqua e alimenti, se erano iscritti all'anagrafe canina e microchippati; quindi, se sussistono i reati di abbandono di animali e di maltrattamento. Se venissero dimostrati conclude Iemmi ci costituiremo parte civile per tutelare l'animale e perseguire il proprietario". Abbandonare gli animali, anche solo in casa o cantina è un reato che può essere punito con l'arresto fino a un anno o con un'ammenda sino a 10 mila euro.

L.P.



Dal Gazzettino di domenica 20 luglio 2008

CORDENONS Un'altra emergenza riguarda i mici che proliferano in maniera incontrollata. La proposta è quella di sterilizzarli

Cani e gatti, scatta l'allarme abbandoni

La denuncia dalla Lav. Da gennaio a giugno sono venti i "fidi" allontanati, due soli col microchip

"Cordenons, terra dei cani di nessuno". La denuncia arriva dalla Lav di Pordenone, l'associazione di volontari che si occupa della protezione e difesa degli animali da abbandoni e maltrattamenti. Non è il solito allarme abbandoni di tutte le estati, in quanto i dati che la Lav ha raccolto dall'Azienda sanitaria parlano di abbandoni in misura consistente in tutto il primo semestre 2008. Da gennaio a giugno i cani lasciati per strada sono 20, ma il dato più sconcertante per gli animalisti del Comune è che soltanto due avevano il microchip. L'assenza del sistema identificativo non permette di risalire al proprietario rendendo difficile il ricongiungimento. Le cause del randagismo dei cani a Cordenons sono di due tipi: «Da una parte - ha spiegato il responsabile territoriale della Lav , Guido Iemmi - ci sono i cittadini con poca educazione sanitaria, dall'altra le responsabilità comunali sul mancato censimento e sulle operazioni di "microchippaggio" dei cani iscritti all'anagrafe canina». Sembra che un monitoraggio più capillare, casa per casa, di quanti sono i cani con microchip e se siano censiti, possa fruttare un vero tesoro alle casse comunali. Chi viene multato per queste omissioni riceve una sanzione di 300 euro. Per ogni cane abbandonato e mantenuto al canile il Comune paga 3 euro il giorno. Il canile di riferimento per Cordenons si trova a San Pietro al Natisone, in provincia di Udine. «Sono 90 chilometri di strada - ha continuato Iemmi - che scoraggiano chi intende adottare un cane o cercare il proprio. In più lì i cani sono solo e sempre nei box». Sulla scorta di quanto ottenuto con il Comune di Pordenone a seguito di una collaborazione che ha fatto del capoluogo la "città degli animali", la Lav chiede un'analoga vicinanza di azioni e intenti con l'amministrazione cordenonese.Ma la vera emergenza lamentata dagli operatori del settore sono i gatti, che prolificano in maniera incontrollata, numericamente ingestibili per l'accoglienza e la cura. «La gente finisce per ucciderli con le carabine - ha dichiarato Eva Bianchi - chiediamo controlli dei vigili per i microchip e campagne per sterilizzare i gatti». «Proponiamo - ha continuato Iemmi - di accettare il capitolato d'appalto, proposto dal nostro legale, per la custodia dei cani per offrire condizioni di vita migliori e incentivare le adozioni in un canile della provincia di Pordenone». Per chi adotta un cane del Comune di Pordenone c'è un premio di 300 euro. La Lav metterebbe sul tavolo una simile proposta e la partecipazione di un'associazione nel monitoraggio dei servizi offerti dal canile.

Simona Basile



Dal Gazzettino di venerdì 18 luglio 2008

SAN VITO AL TAGLIAMENTO Nel registro oggi sono iscritti 1.711 cani ma si stima ci siano 500 vagabondi

Censimento degli amici dell'uomo

Voluto per contrastare il randagismo. Sono previsti multe e controlli anche su segnalazione

Una "carta d'identità" per tutti i cani di San Vito al Tagliamento: l'amministrazione comunale ha deciso di fare le cose per bene verso i migliori amici dell'uomo annunciando che avvierà un censimento completo, nell'intero territorio, per avere una visione esaustiva del loro numero. Non sono passate neanche ventiquattrore da quando l'assessore Tiziano Centis ha espresso la volontà di approntare un Regolamento sulla tutela animale, che già si pensa ad una nuova iniziativa.Una novità per la provincia di Pordenone e non solo. L'idea è quella di effettuare un censimento completo partendo dall'anagrafe canina che raccoglie tutti gli animali a cui è stato impiantato il microchip di riconoscimento. Dal Comune fanno sapere che attualmente risultano iscritti nello speciale registro ben 1.711 cani (per fare un raffronto, sono 3.100 nella città di Pordenone). Si presume però che ce ne siano almeno altri 500 non censiti e quindi potenzialmente abbandonati che vagano per il territorio comunale.La soluzione al problema è emersa durante la prima fase interlocutoria avviata tra Centis e la Lav per predisporre il Regolamento sulla tutela animale. «Per dare una risposta al randagismo annuncia Centis -, ogni cane che si trova all'interno di San Vito dovrà essere censito e avere il proprio microchip».
Un argomento che sarà definito all'interno del macro tema del Regolamento. A fare il punto su questo aspetto è Guido Iemmi della Lav: «Abbiamo già fatto pervenire all'assessore una bozza aggiornata alla normativa in vigore auspicandone l'utilizzo come base di discussione per la creazione del documento finale».
«La volontà è che si arrivi ha evidenziato Centis - ad una bozza in tempi relativamente brevi con il coinvolgimento di più realtà». Verrà pertanto convocato un tavolo tecnico al quale saranno chiamate non solo le associazioni ambientaliste ma anche l'Azienda sanitaria 6, l'associazione dei cacciatori e la Sas Tagliamento.Nel pacchetto sicurezza canina, c'è inoltre pronta una proposta per i fidi che non hanno un padrone: «La Lav proporrà un accordo al Comune di San Vito, simile a quello in atto con i Comuni di Maniago e Pordenone, con il quale si mette a disposizione della comunità l'esperienza e professionalità della Lav relativamente al progetto adozioni dei cani del canile, al punto telefonico di ascolto delle problematiche animali sul territorio (tel. 320-4795023) e all'ufficio legale».
Una volta effettuato il censimento e adottato il Regolamento sulla tutela animale, il Comune procederà ad una serie di controlli, anche dietro segnalazione, per verificare che i cani vivano in buone condizioni, all'interno di recinti adeguati. «Se non venissero ravvisate misura minime di decoro è il monito dell'assessore -, scatteranno le sanzioni per i padroni».

Emanuele Minca



Dal Gazzettino di giovedì 17 luglio 2008

SAN VITO AL TAGLIAMENTO La decisione è stata presa dopo l'ultima "zuffa" tra cani e padroni giorni fa

Animali, il Comune fissa le regole

Il Comune convocherà un tavolo tecnico con le associazioni per la stesura di un decalogo

Il Comune è pronto a varare un decalogo per tutelare i migliori amici dell'uomo. La Lav ha chiesto all'amministrazione di dotarsi di un apposito regolamento per proteggere gli animali, un appello che fa seguito ad un episodio avvenuto lo scorso fine settimana che ha visto coinvolti due cani in pieno centro. L'assessore Centis annuncia di voler accogliere l'invito e, a tal proposito, di aprire un tavolo tecnico.

Il tema era già stato affrontato lo scorso anno a margine di un caso che accese l'attenzione dell'opinione pubblica. In primavera una donna sanvitese nell'intento di difendere il proprio fido dalle grinfie di un cane di grossa taglia venne attaccata in strada riportando ferite al volto, all'orecchio e ad una gamba. Dopo quell'aggressione la Lav si mobilitò inviando al sindaco una proposta di regolamento comunale per la tutela degli animali. La proposta era che il Comune si dotasse, come già quello di Pordenone, di una sorta di decalogo per disciplinare la convivenza tra uomo e animali. Un tema che, passati i clamori del caso, venne accantonato.

In questi giorni, però, l'associazione che tratta le tematiche animaliste è tornata alla carica dopo un episodio avvenuto sabato scorso, in piazza del Popolo. Attorno alle 23, un cane di razza husky, al guinzaglio, ha afferrato forse per gioco per il collo un secondo cane, uno yorkshire. Mentre i rispettivi proprietari cercavano di dividere i due animali, tant'è che uno si è ferito, si è intromesso un terzo avventore che vedendo del sangue, ha pensato al peggio e, con un'azione energica, ha fatto mollare la presa all'husky che poi si sarebbe allontanato zoppicando. Il proprietario dello yorkshire ha portato l'animale in un ambulatorio veterinario dove non sarebbe stata riscontrata alcuna ferita.

«Dell'husky non si hanno notizie è intervenuto Guido Iemmi, responsabile territoriale della Lav -. Chiediamo pertanto ai presenti al fatto di fornirci notizie se l'husky è stato recuperato e sul suo stato di salute». Un episodio che ha riportato alla ribalta la richiesta avanzata un anno fa. «Al di là delle condizioni e delle responsabilità che hanno determinato questa aggressione e che saranno accertate dagli organi competenti, ci auguriamo che non si debba attendere un ulteriore incidente perché venga avviato l'iter, da parte del Comune di San Vito, per l'approvazione del Regolamento di tutela animale - ha dichiarato Iemmi-. I cani non hanno alcuna colpa del loro comportamento, sono i proprietari che vanno educati per la loro gestione».Sulla proposta ha dato la propria disponibilità l'assessore Tiziano Centis: «Ho già iniziato a gettare le basi per aprire una riflessione su questo tema. In tempi brevi voglio istituire un tavolo tecnico, dove verranno invitate anche le associazioni ambientaliste, per stilare un apposito documento per la tutela degli animali prendendo spunto ad esempio da quello già adottato dalla città di Pordenone. L'obiettivo è di portare tale regolamento in consiglio comunale, quanto prima, per l'approvazione».

Emanuele Minca



Dal Gazzettino di giovedì 10 luglio 2008

L'anagrafe

Il microchip ne conta 3 mila

Una cosa è certa, quando esiste un'anagrafe canina è più semplice prevenire i casi di aggressione poiché gli animali sono schedati e monitorati. Ma in provincia di Pordenone non tutti i Comuni ne sono dotati, in particolare quelli di ridotte dimensioni. I cani iscritti all'anagrafe del Comune di Pordenone sono 3100, 25 appartengono a razze pericolose e l'assessore Zanolin ha assicurato che sono noti e controllati i proprietari, tuttavia, cinque cani che non fanno parte della black-list o lista cani pericolosi, hanno dato segnali di aggressività non controllata. Il problema dei cani messi all'indice sta per essere rivisto dal sottosegretario Francesca Martini che bandirà la lista del decreto Turco a favore di maggiore formazione cinofila. «Più che stendere una lista dei cani pericolosi noi della Lav - ha chiarito la posizione Guido Iemmi - optiamo per una dissuasione dell'acquisto di alcune razze a determinati proprietari». Come dire a ogni cane il padrone più adeguato. Una posizione che vede concorde il vicepresidente dell'Apnec Fvg (Associazione professionale nazionale educatori cinofili), l'etologa ed educatrice cinofila del centro "Spilimbau", Livia Conterno, che lancia l'ennesimo appello alle istituzioni finora rimasto inascoltato. «Rinnoviamo la nostra proposta per una collaborazione - ha dichiarato - con il nostro centro, attraverso il riconoscimento della tessera "Cani e padroni buoni cittadini", creando un registro dei proprietari che hanno frequentato il corso e superato il relativo esame presso i Comuni di residenza». Anche il SIVeLP prende posizione in merito ritenendo di primaria importanza «rivedere le norme legislative al fine di modificarne il contenuto per sviluppare un modello legislativo che sensibilizzi allevatori e proprietari all'idoneo commercio e detenzione di animali» come ha spiegato Maria Paola Cassarani, medico veterinario esperto nel comportamento animale ed educatore cinofilo.

S.C.



Dal Gazzettino di giovedì 10 luglio 2008

I gatti

Ma aumentano i problemi legati al numero di felini

Grazie a campagne nazionali, l'ultima il tour di Panariello in tutta Italia a partire dal 14 luglio con lo spettacolo "Del mio meglio live" per sostenere un grande progetto animalista, gli abbandoni dei cani sono in calo, specie nel Comune di Pordenone che si batte per le adozioni intervenendo finanziariamente, quel che preoccupa in questo momento sono i gatti. Tanto che si parla di emergenza. «I gatti - ha ricordato l'assessore Giovanni Zanolin - non hanno padrone, sono liberi e se abbandonati si riproducono in continuazione». Per questo diviene indispensabile effettuare la scelta responsabile della sterilizzazione che, peraltro, elimina il rischio di cisti ovariche e cancro alle mammelle per le gatte e previene nei maschi il cancro alla prostata. Elimina, inoltre, il rischio di malattie virali come la Fiv (paragonabile all'Aids degli umani) e la Felv, la leucemia felina. All'Ass che ha il compito di sterilizzare i gatti abbandonati sul territorio, viene incontro il Comune con un rimborso spese di 50 euro per la femmina e 30 per il maschio. Nel 2007 in città sono stati abbandonati 250 felini e in provincia si effettuano circa 200 sterilizzazioni l'anno. Lo scorso anno il Comune ne ha sterilizzati 41, mentre ben più alto il numero dell'anno prima, 90. «La Lav auspica - ha dichiarato Guido Iemmi - la liberalizzazione del mercato, affinché anche i veterinari privati possano effettuare le sterilizzazioni». In aumento le colonie feline censite, da 27 del 2006, sono passate 29 nell'anno successivo e oggi il Comune ne ha ben 34 seguite da volontari che privatamente si occupano di accudire i gatti e segnalare alle autorità competenti eventuali problemi di salute dell'animale. Oltre un centinaio, inoltre, sono i gattini ricoverati alla Dingo.

S.C.



Dal Gazzettino di domenica 1 giugno 2008

I fatti sono accaduti in un orto a San Liberale. Segnalazioni alla LAV che ha poi avvisato i carabinieri di Sacile

Gatti presi a bastonate e impiccati, denunciato

È una sorta di orto degli orrori quello che è stato scoperto nella zona di San Liberale, all'interno del quale, secondo la LAV, sarebbero stati uccisi dei gatti: catturati, presi a bastonate e infine impiccati. Il colpevole di queste violenze gratuite è stato individuato e denunciato per maltrattamento di animali.
La segnalazione è arrivata dal responsabile provinciale della LAV, Guido Iemmi, dopo che in questi giorni l'associazione è stata tempestata di telefonate di cittadini della zona di San Liberale che segnalavano le violenze contro gli animali. Una vicenda che, secondo la LAV, sarebbe iniziata ad aprile quando sulla rete di un orto a San Liberale è stato trovato un gatto impiccato. Quindici giorni dopo, sempre secondo la LAV, il 2 maggio, nello stesso orto, utilizzando una gabbia a scatto, è stato catturato e poi appeso con filo, un altro gatto. Testimoni asseriscono di aver visto un uomo brandire un bastone vicino al gatto già morto. Sono una decina le persone che hanno assistito alla scena, fra le quali la stessa padrona del gatto, (che abita nelle adiacenze dell'orto); l'animale mancava da casa da una settimana. La donna, riconosciuto il suo gatto, ha chiamato denunciato il fatto ai carabinieri che giunti nell'orto, hanno constatato l'accaduto.
Ma la vicenda non è finita qui. Infatti, secondo quanto riferito alla LAV, una settimana dopo il fatto, una ragazza avrebbe visto dentro una gabbia nello stesso orto il suo gatto. Anche in questo caso sono intervenuti i carabinieri che hanno liberato l'animale. Questi episodi hanno allarmato l'intera zona di San Liberale e, al numero telefonico anti-maltrattamenti della LAV (320/4795023) sono giunte numerose chiamate che «segnalavano - sottolinea Iemmi - che sempre nel solito orto, era presente la gabbia trappola». A fronte di questi fatti e in considerazione che probabilmente la gabbia poteva essere la stessa utilizzata per la prima cattura, la LAV ha chiesto subito ai carabinieri di rimuoverla, operazione che è stata eseguita.



Comunicato stampa aprile 2008

ANIMALI MALTRATTATI, CERCANO GIUSTIZIA DAL TRIBUNALE PENALE DI PORDENONE, LA LAV INTERVIENE NEL PROCEDIMENTO PENALE SORTO A CARICO DEL RESPONSABILE DI TALI ATROCITA' E IN DIFESA ANCHE DELLE MUCCHE SOPRAVVISUTE ALLA STALLA DEGLI ORRORI

La LAV, primo Ente animalista riconosciuto con decreto del Ministero della Salute ex art 19 quater legge 189 del 2004 con finalità di tutela degli interessi lesi dai reati contro gli animali interviene in questo triste caso di violazione dell' articolo 544 BIS C.P. UCCISIONE DI ANIMALE 544 ter c.p. maltrattamento di animali in concorso con l'art 727 c.p.
"E così, in definitiva, risulta evidente come gli accadimenti così come descritti nei fatti dettati dalla grave condotta di indifferenze ed insensibilità di Daniele Tonon, 46 anni, di San Quirino (PN), che in quanto imprenditore agricolo non può assolutamente sentirsi esonerato in alcun modo dal rispetto della normativa vigente in materia di tutela di animali, ma anzi è soggetto qualificato nel senso che gli si richiede la maggiore diligenza prevista per chi lavora con animali e dunque se ne richiede la massima sanzione affinché comportamenti del genere non siano più perpetuati, in quanto assolutamente non necessitati. " afferma la dottoressa Carla Campanaro dell'Ufficio legale nazionale.
Pertanto, la LAV denuncia per il reato di cui all'art 544 bis c.p., 544 ter cp ravvisabili nei fatti di cui sopra l'imprenditore agricolo Daniele Tonon, 46 anni, di San Quirino (PN) e chiede siano disposte aspre sanzioni nei suoi confronti, tra cui la sospensione dell'attività commerciale.
La LAV si costituirà parte civile nel futuro rinvio a giudizio, a supporto dell'attività accusatoria della procura ed aspira all'interdizione dell'attività di allevamento ai sensi dell'art 544 exies c.p.
"Confidiamo nella giustizia e nelle più severe pene introdotte dalla nuova normativa, la legge 189/04, contro il maltrattamento di animali: l'imputato rischia, per questo reato, la reclusione fino a un anno e una multa fino a 15.000 euro - dichiara il responsabile della LAV di Pordenone, Guido Iemmi - Grazie a questa riforma del Codice penale in materia di maltrattamenti, le Forze dell'Ordine e la Magistratura hanno finalmente uno strumento di repressione più efficace. Gli animali sopravvissuti, sono stati salvati grazie all'encomiabile lavoro delle Forze dell'Ordine e del Settore Veterinario dell'ASL, ma il nostro pensiero deve andare ai tanti altri animali maltrattati e uccisi, ai quali dobbiamo garantire rispetto, diritti e giustizia".

Guido Iemmi



Dal Gazzettino di giovedì 3 aprile 2008

SAN QUIRINO Lunedì nell’allevamento di Daniele Tonon, dove sono state trovate morte 23 mucche, è venuta alla luce la vitellina della speranza, chiamata Giorgina

Nuova vita nella "stalla degli orrori"

Dopo giorni da incubo, durante i quali gli inquirenti hanno dovuto confrontarsi con un'unica desolante realtà, fatta di morte e di carcasse in decomposizione di animali, nel tardo pomeriggio di lunedì è tornata la speranza all'interno dell'allevamento agricolo di Daniele Tonon, che ha sede nei Magredi di San Foca a San Quirino. Il titolare dell'allevamento, aiutato da un veterinario e dagli stessi carabinieri, ha aiutato una delle mucche che si erano salvate a dare alla luce una vitellina. L'animale, subito "battezzato" Giorgina, sta bene e ha iniziato a succhiare il latte dalle mammelle della madre, mettendosi in piedi. Sarà però subito svezzato e alimentato con latte artificiale perché la madre, da quanto si è appreso, non si è ancora ristabilita e non potrebbe sopportare lo sforzo di alimentare Giorgina.
Intanto proseguono le indagini dei carabinieri, coordinati dal pm Federico Facchin e dal luogotenente Giorgio Ferracin, per ricostruire quanto accaduto nell'allevamento e perché sono morte 23 mucche. Da quanto si è appreso gli animali sarebbero apparsi alquanto trascurati tanto che per il momento resta confermata l'accusa di maltrattamenti e uccisione di animali, formalizzata all'imprenditore Daniele Tonon. E stata inoltre avviata la bonifica dell'allevamento dagli animali morti: le carcasse delle mucche sono state inviate in discariche specializzate, dove sono state osaranno incenerite.

R.O.



8 E 9 MARZO LA LAV DI PORDENONE IN CORSO VITTORIO EMANUELE PER DIFENDERE 400 MILIONI DI GALLINE: NUOVO GOVERNO RISPETTI 2012 PER BANDO GABBIE DI BATTERIA. PETIZIONE E GUIDA INFORMATIVA SU ETICHETTATURA UOVA.

Sabato 8 e domenica 9 marzo la LAV di Pordenone sarà presente in Corso Vittorio Emanuele, 20 dalle 09:00 alle 19:00 per chiedere, con una petizione rivolta al nuovo Governo italiano, che venga confermata la data del 1° gennaio 2012 per la messa al bando delle gabbie di batteria per le galline destinate alla produzione di uova, secondo quanto già stabilito da una Direttiva UE approvata nel 1999. Più di 400 milioni di galline ovaiole in Europa vivono rinchiuse in gabbie di batteria grandi meno di un foglio A4, senza alcuna possibilità di muoversi, sottoposte a una vita innaturale. Grazie a una storica campagna, la LAV ha ottenuto il bando europeo di queste gabbie a partire dal 2012, ma ora l'industria avicola tenta di opporsi o di posticipare il bando. L'8 e il 9 marzo la LAV scenderà in 350 piazze d'Italia per difendere questa difficile conquista che finalmente metterà fine ad un sistema di allevamento intensivo particolarmente crudele: in piazza i cittadini potranno firmare la petizione, riceveranno una Guida pratica sul sistema di etichettatura delle uova e l'uovo di cioccolato della LAV (con una donazione minima di 10 euro) realizzato con ingredienti e sorprese equo e solidali.
La LAV chiede una più chiara indicazione, sulle confezioni di uova, del metodo di allevamento delle galline, per un'informazione completa e trasparente che ponga il consumatore nella condizione di scegliere in modo consapevole. L'etichettatura delle confezioni di uova da galline allevate in gabbia, infatti, non reca la prevista dicitura chiaramente leggibile ed in evidenza, e le rappresentazioni grafiche non sono in grado di mostrare l'effettivo sistema di allevamento delle galline, ingenerando nel consumatore la convinzione che tali uova derivino da galline allevate libere e all'aperto.
Secondo l'indagine Eurobarometro della Commissione Europea, oltre il 57% dei cittadini europei ritiene che l'allevamento delle galline ovaiole nelle gabbie di batteria debba essere profondamente cambiato per la sofferenza che arreca agli animali. Studi scientifici e una relazione dell'Autorità per la sicurezza alimentare dell'UE hanno evidenziato i gravi problemi di benessere per le galline ovaiole nelle gabbie di batteria. Si ricorda, inoltre, che il nuovo Trattato UE impegna le istituzioni europee e nazionali a tenere pienamente in considerazione il benessere degli animali nella legislazione, in quanto esseri senzienti. La vendita delle uova derivanti da allevamenti con sistemi non in gabbia è in forte crescita negli ultimi anni e in alcuni Paesi UE ha raggiunto anche il 70% del totale delle uova vendute.
La LAV invita i cittadini ad orientare le proprie scelte verso le uova prodotte da galline allevate all'aperto o secondo il metodo biologico, rifiutando da subito l'acquisto delle uova da galline recluse in gabbie di batteria. Ricordiamo che le uova devono essere etichettate secondo il metodo di allevamento delle galline, identificato con un codice impresso su ciascun uovo e con diciture sulle confezioni. Sono immesse in commercio quattro tipologie di uova:

  • ALLEVAMENTO BIOLOGICO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "0": le galline possono godere di spazi all'aperto e densità minime d'allevamento maggiori e, cosa importante, mai in gabbia. Le galline in questo caso sono anche alimentate con mangimi di provenienza biologica.
  • ALLEVAMENTO ALL'APERTO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "1": le galline possono razzolare all'aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova in questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all'esterno di questo allevamento sono di 1 gallina ogni 4 m2.
  • ALLEVAMENTO A TERRA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "2": le galline vengono allevate in capannoni all'interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno l'accesso all'esterno. Le uova sono deposte sul terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento sono di 4 galline su ogni 1 m2.
  • ALLEVAMENTO IN GABBIA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "3": le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all'interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.
Per conoscere tutte le piazze d'Italia dove, sabato 8 e domenica 9 marzo, sarà presente la LAV, si invita a consultare il sito www.lav.it o a telefonare alla sede nazionale LAV (tel. 06 4461325).
Disponibili: il Dossier LAV "L'allevamento di galline ovaiole" e la Guida-pratica all'etichettatura di uova di gallina





PASQUA, LAV: STOP ALLA MATTANZA DI AGNELLI E CAPRETTI PER CELEBRARE UNA FESTA DI RINASCITA! SEMPRE ELEVATO IL CONSUMO IN OCCASIONE DI QUESTA RICORRENZA, IN CALO LA MACELLAZIONE ANNUALE.

ALTERNATIVA VEGETARIANA GUSTOSA E SANA PER SALVARE MILIONI DI VITE: IL MENU DELLA LAV SU WWW.LAV.IT
Si avvicina la Pasqua, festa di rinascita ma non per gli animali: anche quest’anno saranno molte centinaia di migliaia gli agnelli e i capretti uccisi in pochi giorni per una discutibile e crudele tradizione che si accompagna a questa ricorrenza religiosa. Proprio in occasione della Pasqua e a Natale la macellazione di ovini e caprini in Italia raggiunge il massimo livello, un dato che ha trovato conferma anche nel corso della Pasqua del 2005 quando sono stati macellati 774.958 agnelli e agnelloni contro i 771.164 della Pasqua del 2004, con un totale di 892.914 ovini e caprini macellati per la Pasqua 2005 contro 928.261 per la festività del 2004 (dati Istat).
Se si confrontano i dati annuali forniti da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) che ha elaborato i dati Istat, si registra una flessione del 3,6% delle macellazioni di agnelli nel 2005 rispetto all’anno precedente, con 5.148.245 agnelli macellati nel 2005 rispetto ai 5.339.395 del 2004; la flessione scende al -1,9% se si includono tutti gli ovini (quindi anche agnelloni, castrati, pecore e montoni). La macellazione di capretti e caprettoni nel 2005 si è ridotta del 16,3% rispetto al 2004 e sommando le macellazioni annuali di ovini e caprini la flessione è del -2,5%, con 6.848.805 ovini e caprini macellati nel 2005 rispetto ai 7.027.114 del 2004. Il consumo pro capite nazionale di ovicaprini nel 2005 è stimato in 1,5 kg (era 1,7 kg nel 1999). Lo scorso anno l’Italia ha importato ben 1.560.730 agnelli (1.524.114 nel 2004), di cui gran parte, ovvero 1.166.021 agnelli, importati da Ungheria e Romania: controlli effettuati in Italia hanno confermato che questi lunghi ed estenuanti “viaggi della morte”, per lo più su Tir, presentano diffuse e gravi irregolarità e costringono gli animali a grandi sofferenze fino al punto di giungere già morti al luogo di macellazione.
Oltre alle motivazioni etiche di condanna di una Pasqua condita con il sangue di agnelli e capretti, vi è una ulteriore ragione per preferire in maniera consapevole un menu vegetariano: c’è il rischio, infatti, che sui piatti dei pranzi di Pasqua e Pasquetta finiscano agnelli, capretti e altri animali rubati oppure macellati clandestinamente negli stessi allevamenti rurali, spesso preferiti dai consumatori nell’errata convinzione che simili sistemi di "zootecnia artigianale" garantiscano più genuinità delle carni. La LAV chiede maggiori controlli ai fini della repressione di furti e macellazioni clandestine; secondo le leggi in vigore, le macellazioni "fai da te" di agnelli e capretti sono consentite solo per autoconsumo familiare con esclusione della vendita e, comunque, sempre con lo stordimento obbligatorio. I trasgressori devono essere sanzionati in base ai Decreti Legislativi 286 del 1994 e 333 del 1998. Infine, vi è il rischio di acquistare animali spacciati per nazionali ma in realtà importati dall’estero.
Per dire basta a questa tradizione di violenza sulle tavole italiane, la LAV propone un menu alternativo, completamente privo di ingredienti di origine animale ma ugualmente gustoso: antipasto con carpaccio di carciofi, gnocchi di ortiche con sugo di asparagi, involtini di seitan aromatici e, per dolce, una colomba alle carote. Queste e altre ricette gustose sono disponibili sul sito internet della LAV www.lav.it dove è possibile trovare anche informazioni e consigli per avvicinarsi alla scelta vegetariana in modo corretto sotto l’aspetto nutrizionale. L’alimentazione vegetariana è adatta a tutte le fasce di età e di attività, e protegge da numerose malattie causate direttamente o indirettamente dal consumo di carne e grassi animali.



CAVALLI MALTRATTATI, LAV: CORSI DI FORMAZIONE PER GLI “AMICI DEI CAVALLI” ORGANIZZATI A MONTAIONE (FIRENZE), PRESSO VILLA DA FILICAJA, NEI WEEKEND 9-10 E 23-24 FEBBRAIO

Nei weekend 9-10 e 23-24 febbraio si terranno a Montaione (Firenze), presso Villa da Filicaja, i corsi di formazione (di secondo livello) per gli “Amici dei Cavalli”. Il Progetto “Amici dei Cavalli” è nato nel 2006 da un accordo tra la LAV (www.lav.it) e la Fondazione Flaminia da Filicaja (www.filicaja.org), ed ha come scopo la cura e il recupero di cavalli, pony, muli, asini e bardotti in difficoltà, come nel caso di equini maltrattati o altrimenti destinati alla macellazione. Si tratta della prima e unica esperienza di questo genere in Italia e la seconda in Europa (in Gran Bretagna esiste un progetto analogo, avviato di recente).

Il progetto si avvale di volontari formati attraverso appositi corsi tenuti da qualificati docenti: professori universitari, veterinari, etologi, legali ed esperti in singoli aspetti del settore equestre.

I corsi di formazione programmati a febbraio saranno tenuti da:

  • Prof. Fabrizio Passamonti: docente di malattie infettive - Facoltà di Medicina Veterinaria - Università degli Studi di Perugina;
  • Prof. Gianfranco Alessi: docente di Comunicazione nei Gruppi - Facoltà di Scienza della Formazione - Università degli Studi di Catania;
  • Dott. Iacopo Secco: Dip. di Patologia, Diagnostica e Clinica Veterinaria - Facoltà di Medicina Veterinaria - Università degli Studi di Perugia;
  • Dott. Stefano Franceschini: UOC Sanità Animale - Azienda USL 11

La LAV ha già salvato, negli ultimi anni, numerosi equidi che successivamente sono stati affidati a famiglie, seguite costantemente dai volontari Amici dei Cavalli. L’Associazione ha inoltre elaborato una proposta di legge sulla tutela degli equini e il loro riconoscimento come animali d’affezione.

La Fondazione Flaminia da Filicaja è invece il primo e unico centro in Italia specializzato nel recupero psicofisico degli equidi sottoposti a maltrattamenti e sequestrati in base alla legge 189 del 2004 (maltrattamento di animali). Qui i cavalli vengono tenuti in totale libertà in grandi spazi e vivono in branco in un contesto molto simile a quello che troverebbero in natura: al termine della loro riabilitazione psicofisica è possibile darli in adozione a famiglie che ne facciano richiesta, attraverso una accurata procedura di valutazione e selezione.

Più in generale i compiti degli Amici dei Cavalli sono:

  • diffusione delle conoscenze sul corretto rapporto tra umani ed equidi; diffusione delle conoscenze sui comportamenti equini;
  • visite preventive a privati che vorrebbero in affidamento un equide della LAV (verifica logistica, motivazionale, ecc.);
  • visite di controllo periodiche a equidi che la LAV ha affidato a privati, con funzione di verifica del rispetto di quanto previsto nel contratto di affido e anche di educazione degl